La Canzone Napoletana

L’epoca d’oro della canzone napoletana, coincide con l’avvento, a Napoli, del varietà, spettacolo teatrale di carattere leggero, nato su imitazione del cafè-chantant di Parigi; si diffonderà rapidamente in molti teatri e locali di vario genere della città e della provincia, contribuendo, non solo alla diffusione delle canzoni (molte delle quali ispirate alle nuove mode dell’epoca), ma anche alla creazione di un nuovo genere comico-musicale: la macchietta. Con  pochi versi si faceva la caricatura, in maniera grottesca, di personaggi buffi, ironici e persino ambigui del tempo, suscitando nel pubblico ilarità e talvolta risate incontrollabili.

Agli inizi del ‘900 i napoletani, erano così profondamente legati alle proprie canzoni, che il governo, nel 1919, decise di imporre una tassa sulle stesse. Ma questo popolo che di necessità aveva sempre fatto virtù, ideò come escamotage per non pagare l’imposta, un nuovo spettacolo ‘teatrale’, che di teatrale aveva ben poco, visto che era composto per la maggior parte di canzoni. Stiamo parlando della sceneggiata, vero e proprio dramma che trattava temi quali l’onore, la giustizia e i buoni sentimenti, nel quale i protagonisti erano spesso carcerati, malviventi e guappi in cerca di redenzione; la trama quasi sempre si risolveva in un duello finale, accompagnato spesso da omicidio.

L’avvento del fascismo sancì la chiusura di tutti i locali del varietà, essendo stati questi, secondo l’allora governo, la causa della famosa sconfitta di Caporetto, per le mollezze e le depravazioni che essi suscitavano. Un tale Raffaele Viviani, che tanto a lungo ne aveva calcato le scene, per evitare la disoccupazione, raccolse allora, i monologhi e i numeri da lui scritti e rappresentati in questi spettacoli, li mise insieme in un vero e proprio collage e li collegò con un sottile filo conduttore, sulla falsa riga di una rappresentazione drammatica. Il suo teatro dialettale, dalla forti tinte popolari, in questi anni, sarà la fucina di bellissime canzoni napoletane.

Negli anni ’40 torna in voga la macchietta, in una nuova veste però: mentre nella sua prima maniera veniva messa in scena attraverso continue trasformazioni dell’interprete, data la diversità dei personaggi che egli rappresentava, adesso con un vestito e una paglietta, dalla tesa buffamente tagliuzzata, si inscena l’intero repertorio; sostanzialmente cambia il soggetto della macchietta: non saranno più molteplici e variegati personaggi ad essere rappresentati, ma per lo più un unico protagonista: un uomo ingenuo e innamorato caduto nelle grinfie di una donna perfida e ingrata.

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